Omosapiens. Studi e ricerche sugli orientamenti sessuali
Nicola Nardelli (2006)

Omosessualità (dis)integrate

In D. Rizzo (a cura di), Omosapiens. Studi e ricerche sugli orientamenti sessuali (pp. 69–79). Roma (IT): Carocci.
Book chapter
Riassunto. Un modo per avvicinarsi al concetto di omofobia internalizzata è riflettere su cosa può accadere a una persona che da piccola, più o meno inconsapevolmente, fa proprio il pregiudizio antiomosessuale e da grande si scopre omosessuale. Molte religioni trovano nell’eterosessualità la realizzazione della persona (e condannano l’omosessualità), la quasi totalità dei messaggi veicolati dalla pubblicità hanno contenuti eterosessuali (solo recentemente si assiste a qualche eccezione), madri e padri si aspettano che i loro figli siano “ovviamente” eterosessuali, anzi neppure considerano l’eventualità di poter avere un figlio omosessuale. Se una persona omosessuale dichiara il proprio orientamento, probabilmente le si domanderà: «Quando e come hai scoperto la tua omosessualità?»; invece nessuno mai domanderà a una persona eterosessuale: «Quando e come hai scoperto la tua eterosessualità?». L’eterosessualità viene trasmessa come qualcosa di “obbligatorio”, viene data per scontata. È possibile distinguere in due gruppi i diversi stress a cui l’individuo omosessuale è sottoposto: di natura esterna e di natura interna. Fra i primi si trovano quelli perpetrati dagli altri a causa dell’omofobia esterna: il rifiuto, gli abusi verbali e fisici. Tra gli stress “interni” si trovano quelli legati all’internalizzazione dell’omofobia e al disagio legato all’essere omosessuali in una società eterocentrica, eteronormativa, eterosessista.

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