Che cosa diranno i miei genitori? Come gestire le reazioni al coming out

Quali sono i fattori che contrastano gli effetti delle reazioni negative dei genitori al coming out dei figli? Una ricerca australiana ne evidenzia alcuni.

Le reazioni dei genitori al coming out dei figli gay e lesbiche e le conseguenze sul benessere sono state oggetto di varie ricerche. Uno degli studi più famosi è stato pubblicato su Pediatrics (2009). Gli autori hanno dimostrato l’incremento dei rischi depressivi e suicidari nei giovani in seguito a reazioni negative dei loro genitori dopo il coming out.

Più recentemente, alcuni ricercatori della Edith Cowan University, in Australia, hanno intervistato 21 giovani gay e lesbiche. I risultati, pubblicati sul Journal of Homosexuality (2017) hanno evidenziato le diverse modalità di rifiuto (che può essere più o meno esplicito) e il suo impatto sul benessere psicofisico.

I ricercatori hanno così potuto mettere in luce i fattori di resilienza che proteggono dalle conseguenze di eventuali reazioni negative al coming out (la resilienza è la capacità di resistere e adattarsi agli eventi stressanti utilizzando risorse personali e sociali, fino a riuscire a sfruttare proprio quelle fonti di stress come occasioni per accrescere le proprie potenzialità).

Da quanto è emerso nello studio australiano, sono quattro i fattori di resilienza che hanno svolto un ruolo rilevante per le persone intervistate nella gestione delle reazioni dei loro genitori al coming out.

Supporto sociale. Non solo gli amici, ma anche gli insegnanti e i compagni di scuola o i colleghi all’università, possono fornire un’esperienza positiva per controbilanciare le eventuali reazioni negative della famiglia.

Con i miei amici non ho mai avuto problemi. Da quando ho iniziato l’università, il mio gruppo di amici non è mai cambiato. In questo modo ho sempre saputo di poter contare su qualcosa di concreto, qualcosa che mi fornisse una sensazione di stabilità. A essere onesti, loro sono come la mia famiglia, anzi per molti aspetti sono meglio della mia famiglia. Li vedo molto di più e con loro riesco ad aprirmi, a essere autentico. È molto più che avere dieci fratelli e sorelle. Mi hanno dato tanto, probabilmente molto più di quanto mi rendessi conto. (Steven)

Senso di appartenenza. È fondamentale conoscere e frequentare altre persone lesbiche, gay e bisessuali con cui condividere le proprie esperienze di coming out e superamento delle difficoltà. In questo modo si può riuscire a consolidare un importante “senso di appartenenza”.

Accettazione di sé (e gestione dell’omofobia altrui). Può sembrare scontato, ma è importante ricordare che l’accettazione del proprio orientamento sessuale costituisce un importante fattore di resilienza. Infatti riconoscere e rispettare il proprio orientamento sessuale favorisce il consolidamento della propria identità sessuale. E un’identità sessuale ben integrata fornisce il coraggio e la forza per fronteggiare meglio i pregiudizi altrui.

Se non mi accettano peggio per loro. Io sono quella che sono e non ho intenzione di farmi rovinare la vita, né di vivere nella menzogna, perché sono felice così come sono. (Tara)

Nascondere l’orientamento. In genere, scegliere di non rivelare il proprio orientamento sessuale indica una certa quota di omofobia interiorizzata. Tuttavia, se non lo si nasconde a causa di sentimenti di colpa o vergogna, può costituire una strategia utile da utilizzare in contesti particolarmente omofobi. È il caso, per esempio, di quei giovani che vivono in famiglie che rifiuterebbero l’omosessualità: il coming out potrebbe avere un impatto negativo sulla loro vita, per esempio se non sono economicamente indipendenti.

Immagine: stephaniefink [CC BY-NC-ND 2.0], via Flickr

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